COMUNICATO UNITARIO FP CGIL - FPS CISL - UIL FPL - UIL PA:



Nel dibattito sulla Legge Finanziaria, si è sentito ripetere da rappresentanti istituzionali e da opinionisti che il risanamento dei conti pubblici può essere affrontato solo attraverso una drastica riduzione della spesa previdenziale e di quella per i dipendenti pubblici.

Per quanto riguarda il primo punto, il Governo ha già provveduto con l’approvazione della delega sulla riforma della previdenza; i sindacati confederali, già prima dell’estate hanno dichiarato che daranno battaglia con opportune iniziative. Nel dibattito sulla spesa per i dipendenti pubblici che grava sul bilancio dello Stato abbiamo assistito a un crescendo di proposte, il cui parossismo è pari solo all’approssimazione. Queste analisi e proposte potrebbero essere così sintetizzate: i dipendenti pubblici sono troppi e mal distribuiti, le loro richieste contrattuali eccessive; pertanto andrebbero licenziati o messi in mobilità, il loro contratto rinnovato con quanto offre il Governo, oppure non rinnovato affatto, o rinnovato con nuove regole, che sottraggano il rapporto di lavoro dei dipendenti al negoziato fra le parti.

Se si confrontono queste affermazioni con la realtà, si vede che l’incidenza sul Pil della spesa per le retribuzioni dei dipendenti è costantemente diminuita dal 1992 al 2002, tornando a crescere dello 0,3% solo nel 2003. Dal 1991 al 2003 l’incidenza sul Pil è diminuita dell’1,6%, per un risparmio di oltre 20 miliardi di euro. Nel quadriennio 2000-2003, le retribuzioni sono cresciute dell’8,8%: cioè di quasi 4 punti sotto l’inflazione reale.

Quanto all’eccessivo numero di dipendenti pubblici poi, stando al rapporto Ocse, nel nostro Paese essi rappresentano il 6,13% della popolazione residente e il 14,83% del lavoro dipendente, in linea con la media europea.

Se si vuole affrontare il tema della mobilità del personale, bisogna partire da un’analisi dettagliata dei fabbisogni professionali di ciascuna amministrazione e di ciascun servizio pubblico, in rapporto con l’ offerta di professionalità. Ma in questa ipotesi rivestirebbe un ruolo fondamentale la formazione del personale su cui la quota effettivamente investita non arriva allo 0,1%.

Bisogna sapere che le pubbliche amministrazioni non sono più un monolito indistinto, in cui una forza lavoro dequalificata fa più o meno lo stesso lavoro indipendentemente dal luogo o dal settore in cui lo presta.

Tutto ciò non vuol dire che non ci sono problemi, e che i servizi pubblici non andrebbero migliorati e resi più efficienti. Ma questo lavoro può essere portato avanti solo investendo nel settore pubblico e valorizzandolo. Invece, il lavoro pubblico si sta precarizzando. Consulenze, esternalizzazioni, forme di lavoro di tutti i generi, raggiungono quote pari al 30% degli organici. Stando a una recente denuncia della Corte dei Conti, il capitolo di spesa pubblica che è cresciuto di più negli ultimi anni è quello per l’acquisizione di beni e servizi da parte dello Stato (+54,2%). Va da sé che lungo questa strada la qualità e l’esigibilità dei servizi non può che peggiorare.

Il rinnovo del contratto nazionale, la conferma dei diritti e delle retribuzioni da esso garantite con il mantenimento e il rafforzamento della contrattazione aziendale, consente di intervenire efficacemente sull’organizzazione del lavoro e dei servizi. Per questo riteniamo che la discussione sul modello contrattuale non possa e non debba alterare, per quanto attiene il settore pubblico, l’equilibrio attuale tra i due livelli negoziali. Va respinta ogni idea di contratto regionale, e va invece affrontata con decisione la ricerca di un dispositivo contrattuale che sia in grado di tutelare meglio e in un tempo più breve dell’attuale il potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto all’inflazione. Ecco perché, unitariamente nelle scorse settimane abbiamo avanzato una proposta in tal senso in sede di discussione confederale unitaria. In ogni caso questa discussione non può e non deve ritardare, né tanto meno impedire, quel rinnovo contrattuale che rimane la nostra priorità e a sostegno del quale, in assenza di un reale negoziato con il Governo, decideremo nei prossimi giorni adeguate iniziative di lotta che abbiamo tra noi già convenuto e che confronteremo con le Segreterie Confederali nella prossima settimana.

Roma, 22 settembre 2004
 

FP CGIL

FPS CISL

UIL FPL

UIL PA

Carlo Podda

Rino Tarelli

Carlo Fiordaliso

Salvatore Bosco